Dante Alighieri e Beatrice Portinari in una romantica scappatella ne La Casa degli Artisti di Gallipoli.
Ed ecco che rovistando nel cassetto dei ricordi abbiamo
trovato una lettera mai spedita, una missiva per l’amico Guido, testimonianza
del passaggio di Dante e Beatrice da La Casa degli Artisti di Gallipoli quando
decisero di trascorrere qui alcuni giorni durante una fuga d’amore…con qualche
occhiata dantesca a Monna Cristina…
Lettera di
Dante Alighieri a Messer Guido Cavalcanti
Dall’ameno lido di Gallipoli, nel mese d’aprile dell’anno del Signore
duemilaventiquattro.
Carissimo
Guido,
Orsù, ti
narro con letizia una novella che mai t’.attenderesti:
in compagnia della gentilissima Beatrice, cui l’anima mia sempre anela, fui
ospite gradito in loco sì mirabile che parve disceso da sogno.
Fu detto luogo La Casa degli Artisti, nobile dimora in Gallipoli, cinta
da mar e da luce divina.
Là fummo
accolti dalla cortese Madonna Maria Cristina, gentildonna d’animo
ospitale e dagli occhi che lucean come stelle, la qual ci donò la stanza
chiamata D’Annunzio ove parean le pareti sussurrar versi in ogni alito
di vento.
Nel cor del
soggiorno, io mostrai a Beatrice un’opera sì maestosa che le sue pupille
brillarono come stelle…ed io, frastornato ed ansimante, non sapea chi riguardar
prima essendo pur colpito dal fascino di Monna Cristina…
Mi accorsi tuttavia del grande affresco, creato dall’artista Giorgio De
Cesario, che adornava la parete con scene tratte dalla mia Commedia,
e là, tra Inferno e Paradiso, le vidi entrambe smarrirsi — e ritrovarsi — in
ogni mio verso, danzando leggiadre tra le figure di Messer Giorgio.
Ogni mattin,
sul terrazzo ove lo sguardo si perde nel mare, ci veniva offerta colazione
di leccornie salentine, e mi confesso, amico mio:
la frisa col pomodoro divenne mia dolce dannazione.
Il buon
Giorgio, sapiente del vento e della costa, ogni dì ci guidava a lidi beati e
ristoranti celati, ove il gusto danzava come rima tra i denti.
In questa
breve fuga, trovai un paradiso terreno, e se Beatrice era il mio cielo,
Gallipoli fu il mio Eden…con Monna Cristina, fatal pulzella…
Spero tu
possa un giorno calcar queste stesse soglie.
Con affetto d’amico e ardore di poeta,
Dante
Alighieri
Errante del tempo, amante del vero, ospite incantato del Salento.

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