Amore eterno presso La Casa degli Artisti
…e quella volta si trattò di un avvenimento magico. La magia anima sempre l’atmosfera della Casa degli Artisti, la si respira ovunque e in ogni ora del giorno, fra i muri zigzaganti e gli angoli insospettati, con i raggi del sole che si insinuano in ogni dove e con le ombre danzanti della sera. Magia, magia e polvere di stelle ovunque. Il campanello squillò, Cristina rispose al citofono. E alla domanda “Chi è?” una voce femminile gentile e suadente rispose: “Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi”. Cristina sbiancò e anch’io mi spaventai non poco.
Entrambi avevamo sentito al telegiornale la notizia dei due giovani amanti di Verona, morti suicidi per un amore impossibile a causa delle continue discordie tra le famiglie. I giornalisti avevano abbondato in particolari raccapriccianti e l’opinione pubblica ne era rimasta molto scossa…Incuriositi aprimmo. I due giovani erano proprio loro, jeans, maglietta e zaino in spalla. Cristina ed io manifestammo il nostro stupore e loro ci raccontarono la vera storia. Si era trattato di una messinscena studiata in ogni più piccolo dettaglio, come avevano appreso al corso di teatro che avevano seguito l’inverno precedente. Due suicidi perfetti, ci erano cascati tutti, e la marmellata di ribes usata al posto del sangue aveva tratto in inganno tutti, anche gli investigatori più esperti.
Nottetempo loro erano fuggiti lasciando le bare vuote. Nessuno se n’era accorto. Avevano voglia di trascorrere la loro vita altrove, lontani dalle solite diatribe familiari, volevano vivere il loro amore serenamente e intensamente e avevano deciso di fare da noi la prima tappa di un lungo viaggio che li avrebbe portati a Loveland, aldilà dell’oceano. Fummo affascinati dalla loro storia e li ospitammo nella suite Canova, dove Amore e Psiche effigiati sulla porta avrebbero sicuramente portato loro grande fortuna. Anche noi per alcuni giorni vivemmo la favola del loro amore, ci sembrava di assistere ad un evento fuori dal tempo.
Loro passeggiavano per Gallipoli mano nella mano e spesso si fermavano a chiacchierare sotto due alberi di fronte alla Casa degli Artisti, due alberi frondosi dove avevano inciso le loro iniziali. Un bel mattino sparirono. Trovammo un biglietto d’addio sulla porta della suite Canova. Ci venne spontaneo affacciarci dal terrazzo e guardare verso i loro alberi: era una giornata di vento, di quel vento gallipolino che non capisci da quale direzione soffia, e non fummo affatto sorpresi di vedere le chiome dei due alberi congiungersi nel vento come in un eterno bacio d’amore.
Non abbiamo più
avuto loro notizie, ma sappiamo per certo che il loro amore eterno continua a
soffiare…
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