Vacanza a Gallipoli – Van Gogh e la Ragazza col Turbante


 La luce dorata del tramonto di Gallipoli si rifletteva sulle acque calme del porto. La Casa degli Artisti, adagiata sulla costa, sembrava un sogno sospeso tra passato e presente. Van Gogh, con il cappello di paglia leggermente storto, osservava il mare, il taccuino aperto sulle ginocchia, mentre le sue dita tracciavano vortici di colore immaginario nell’aria.

Accanto a lui, la Ragazza col Turbante – ormai soprannominata "Griet" – sorseggiava lentamente un bicchiere di vino primitivo. Aveva sostituito l'abito secentesco con un abito di lino leggero, ma conservava il turbante azzurro, che svolazzava appena nella brezza marina. Il suo sguardo, sempre enigmatico, si posava ora sui pescatori, ora sulle barche, ora su Vincent, come se stesse cercando di catturare quel momento eterno.

«C’è così tanta luce qui, Vincent», disse lei, rompendo il silenzio con voce bassa.
« Sì… ma non è solo luce, è emozione», rispose lui, schizzando un sole arancio vivo su un pezzo di carta. «Questo posto... canta. Anche le ombre hanno colore.» Questa la conversazione fra i due durante una Gita in barca a Porto Selvaggio.
Un pescatore li accompagnava su una lancia in legno. Vincent si innamorò dei riflessi dell’acqua, mentre Griet si tuffava senza turbante, libera. Lui poi la ritrasse in quel momento di libertà, creando un nuovo quadro: La ragazza col sorriso salentino.

Nel pomeriggio, si perdevano tra gli ulivi e i muretti a secco, oppure esploravano le viuzze della città vecchia, dove Griet attirava sguardi incantati e curiosi. I bambini la chiamavano “la signora del turbante magico”, mentre Vincent si fermava ogni dieci passi per dipingere con l’anima ciò che vedeva. Inoltre Griet e Vincent spesso partecipavano a una sessione con artisti locali: colori, mani sporche di acrilico, una tela gigantesca su cui tutti dipingevano insieme. Vincent insegnava i “colpi di pennello emotivi”, Griet si scopriva ritrattista contemporanea.

Di notte, sedevano sul roof-garden di fronte al mare della Casa degli Artisti, con la luna piena che rifletteva ovunque i suoi raggi. Lei raccontava del silenzio della stanza Van Gogh, lui delle notti stellate di Gallipoli. Tra friselle, pesce fresco e musica dal vivo, parlavano dell’amore, dell’arte e del tempo. Griet, per la prima volta, rise di cuore. Vincent, per la prima volta, smise di pensare.

E per la prima volta, entrambi si sentirono… immortalmente vivi, grazie all’atmosfera magica della Casa degli Artisti.

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